

32. Dalla legge Acerbo alle elezioni del 1924.

Da: D. Mack Smith, Storia d'Italia dal 1861 al 1958, Laterza,
Bari, 1964.

Giunti al potere nel novembre del 1922 con Mussolini presidente
del consiglio, i fascisti, potendo disporre di soli 35 deputati e
facendo parte di un governo di coalizione, non avevano ancora il
controllo assoluto degli spazi istituzionali, ma avevano buone
possibilit di ottenerlo, in quanto ora potevano unire alle
intimidazioni ed alle violenze squadriste l'iniziativa
legislativa. Determinante fu allora l'atteggiamento assunto dalle
altre forze politiche: in occasione della presentazione della
legge elettorale maggioritaria, la maggioranza vot a favore del
governo, e quando nel 1924 si svolsero le elezioni, i cattolici
conservatori e la maggioranza liberale formarono liste insieme ai
fascisti, mentre le opposizioni si frazionarono in modo tale da
non avere alcuna possibilit di vittoria; a tutto ci si
aggiunsero le violenze ed i brogli. La coalizione di Mussolini
pot in tal modo ottenere il 65% dei voti ed assicurarsi la
maggioranza assoluta alla camera. Cos, come afferma nel seguente
passo lo storico inglese Denis Mack Smith, il fascismo, che prima
di allora aveva gi avuto in maniera inequivocabile dietro di s
l'autorit del re e delle due camere; da allora in poi pot pure
sostenere di rappresentare la volont dell'elettorato.


Il principale obiettivo di Mussolini negli anni fra il 1922 e il
1924 fu quello di rafforzare il suo partito al potere, avendo cura
per di non affrettare tanto i tempi da spaventare i suoi nemici
fino al punto d'indurli a tentare di fermarlo. Era quindi
essenziale che il passo pi rivoluzionario di tutti, che fu
l'approvazione della legge elettorale Acerbo, alla fine del 1923,
non fosse compiuto per decreto, ma in base a un regolare voto del
parlamento. Questa legge stabiliva che il partito, o la coalizione
di partiti che ottenesse il maggior numero di voti, purch non
inferiore al 25% dei voti espressi, avrebbe automaticamente
ottenuto alla camera la maggioranza dei due terzi dei seggi.
Quando questa proposta d'importanza decisiva fu portata in
discussione, non c'erano ancora che quarantacinque deputati
fascisti in parlamento, ma Mussolini ebbe pure l'appoggio di
Salandra, De Nicola, Orlando, Giolitti e dei loro gruppi
rispettivi; perch questi liberali erano venuti tutti alla
conclusione che il trasformismo non funzionava e che esso doveva
in una maniera o nell'altra esser sostituito da un governo di
partito, fosse pure del partito fascista.
I popolari si dichiararono contrari alla riforma elettorale, come
pure i socialisti riformisti di Bonomi e i liberali democratici di
Amendola, ma siccome conservavano ancora la loro fiducia al
governo, decisero di astenersi dal voto. Trentanove deputati
popolari si opposero a questa decisione di astenersi, ed alcuni di
quelli fra loro che votarono sia a favore che contro la riforma
elettorale, furono costretti a lasciare il partito. Anche alcuni
senatori che erano particolarmente legati al Vaticano si dimisero
dal partito, e questo loro gesto fu interpretato come un segno che
la Chiesa si era ormai pronunciata contro la continuazione di un
partito cattolico che stava cominciando ad assumere un
atteggiamento critico verso il proprio precedente indirizzo di
collaborazione con il fascismo. La disintegrazione di un gruppo
parlamentare cos numeroso era proprio quello che Mussolini
desiderava e valeva bene qualche concessione alla Chiesa in
materia di politica ecclesiastica.
In questa occasione Mussolini ottenne la fiducia della camera con
303 voti contro 140, mentre la legge Acerbo fu approvata con 235
voti favorevoli e 139 contrari. Al senato la maggioranza fu di 165
contro 41. Durante la votazione squadre di camicie nere
continuarono a giocherellare ostentatamente con le loro pistole
nelle gallerie di Montecitorio e a pulirsi le unghie con i
pugnali, mentre al di sotto gli onorevoli deputati facevano finta
che questi gesti puerilmente minacciosi non avessero importanza
alcuna. Una semplice minoranza ricevette cos in dono poteri
dittatoriali e la garanzia di almeno 356 seggi su 535, dato che,
con il controllo del ministero dell'interno, era ben difficile che
i fascisti non ottenessero alle successive elezioni il 25% dei
voti richiesto. Non c'era speranza alcuna che un parlamento eletto
in condizioni del genere potesse dare mai un voto contrario, e
ancor meno rovesciare il governo. Giolitti, Orlando e i loro amici
avevano semplicemente votato la fine del regime parlamentare.
Parlando in occasione del primo anniversario della marcia su Roma,
Mussolini dichiar che il suo governo sarebbe durato per lo meno
cinque anni, ma poi si corresse e disse: O piuttosto dodici volte
cinque.
Le elezioni che seguirono dimostrarono che, date le tradizioni
politiche italiane, la legge Acerbo non sarebbe stata neppure
necessaria. La campagna elettorale fu organizzata su scala
nazionale piuttosto che nei singoli collegi, e i fascisti
riuscirono a formare una coalizione elettorale splendidamente
trasformista che includeva, oltre a loro stessi, Salandra, De
Nicola, Orlando, e altri liberali, insieme ai primi scaglioni di
opportunisti e arrivisti provenienti dal campo socialista e da
quello popolare. Contro quest'unico blocco governativo, i
comunisti proposero ai massimalisti e agli unitari di Matteotti la
formazione di un fronte unico proletario; ma gli altri partiti
socialisti non ne vollero sapere e furono cos presentate sei
liste diverse d'opposizione, nessuna delle quali aveva possibilit
alcuna di vittoria. C'era pure una settima lista indipendente,
quella di Giolitti e dei suoi liberali, che si schier a fianco
del fascismo e non all'opposizione. Mussolini raccomand ai suoi
di non prendere troppo sul serio questi ludi elettorali, dato
che dei buoni fascisti dovevano considerare tali cose come residui
dell'antico sistema ormai condannato. Ciononostante, durante le
elezioni dell'aprile 1924 la milizia del partito prest servizio
all'interno dei seggi elettorali e si ripet la solita storia di
violenze e di uccisioni. I principali giornali d'opposizione erano
stati sottoposti durante tutta la campagna ad una serie
sistematica di intimidazioni ed ebbero a subire gravi perdite in
seguito ad assalti armati ed incendi.
Tutto sommato, fu forse un fatto notevole che venissero dati
egualmente due milioni e mezzo di voti ai partiti non fascisti. La
coalizione di Mussolini ne ottenne comunque quattro e mezzo, ossia
il 65%, e si assicur facilmente la maggioranza assoluta alla
Camera. [...] Persino degli oppositori di Mussolini come
Salvatorelli ammettono che si trattava di una maggioranza
autentica e che in un certo senso le elezioni diedero una sanzione
retrospettiva alla conquista del potere da parte dei fascisti.
Prima d'allora il fascismo aveva gi avuto in maniera
inequivocabile dietro di s l'autorit del re e delle due camere;
da allora in poi pot pure sostenere di rappresentare la volont
dell'elettorato.
